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LA FORMULA CLASSICA
E opportuno ricordare che la vetustà di un edificio
viene solitamente calcolata con lapplicazione della formula
D = (A+20) x (A + 20) : 140 - 2,86
dove :
D = deprezzamento percentuale delledificio allanno
"n" ;
A = percentuale delletà delledificio rispetto
alla sua vita probabile, assunta in anni 100.
Se N sono gli anni di vita
A = 100 x N : 100
In un edificio di 25 anni A = 25.
La formula va riferita ai soli costi di costruzione ed oneri accessori,
cioè escludendo il valore dellarea.
Il valore attuale delledificio allanno "n"
(VE) si reperisce detraendo dal valore delledificio nuovo
(V) la percentuale D calcolata escludendo nel computo il valore
dellarea (S), che va però aggiunto al valore deprezzato
delle strutture.
VE = (V - S) x (100 - D) + S
LA FUNZIONE OBSOLESCENZA
Nella pratica estimale si reperiscono frequentemente casi in cui
beni ancora perfettamente agibili dal punto di vista fisico, perché
non ammalorati e pienamente funzionanti o comunque idonei alluso
per il quale vennero costruiti, non sono più accettati
dal mercato perché considerati superati concettualmente
ovvero superati dalla moda, dai gusti dei consumatori o delle
nuove esigenze degli stessi indotte dal progresso tecnologico.
I nuovi ritrovati, le
nuove soluzioni, lenorme influenza della pubblicità
che orienta i gusti dei consumatori fanno sì che strutture
immobiliari ed opere edilizie, dopo un certo periodo in cui possono
ritenersi pienamente rispondenti alle esigenze del mercato, sono
considerati superati ed abbisognevoli di rifacimento, di sostituzione,
di restauro. Tale obsolescenza riguarda in particolare le finiture
di un immobile ed i relativi impianti e, salvo casi rarissimi,
ne sono quindi escluse le strutture, le coperture, le opere esterne
ed in genere le parti comuni di un fabbricato (ma anche in questo
caso esistono le eccezioni, come per esempio per gli impianti
di elevazione).
Si può quindi affermare che le opere di finitura e di impiantistica
di un edificio non hanno certo la durata delle opere relative
alla struttura portante, alle coperture ed agli altri apprestamenti
cui si è fanno menzione dianzi.
In altri termini alcune opere costituenti un edificio hanno durata
molto più limitata della parte strutturale : la loro vita
economica è molto più breve di quella della struttura.
Se si vuole mantenere il reddito dellimmobile ad un livello adeguato a quello del mercato occorre allora procedere alla sostituzione delle opere edilizie considerate superate con una operazione che normalmente va sotto la denominazione di "ristrutturazione", ma a ben vedere non si tratta di vera e propria ristrutturazione (rifacimento della struttura), bensì semplicemente di opere di manutenzione straordinaria, di restauro, o di adeguamento delle finiture ed impianti alle esigenze del mercato.
E esperienza comune
che edifici ad abitazione costruiti nellimmediato dopoguerra
sono oggi considerati, dalla maggior parte degli utenti, "superati".
In un appartamento ad abitazione di 50 anni emerge immediatamente
che sono da sostituire apparecchi sanitari, serramenti interni
ed esterni, pavimenti, è necessario adeguare limpianto
elettrico ed in certi casi quelli di riscaldamento ed idraulico.
Sono da sostituire i rivestimenti e sono comunque ritenute opportune
altre opere minori che la comune esperienza consente di individuare.
IL COSTO DEL RESTAURO
Il costo di tali opere
di manutenzione straordinaria e di adeguamento è - di regola
- notevolmente superiore a quello che si dovrebbe sostenere per
le stesse opere se si stesse costruendo ledificio perché
mentre in sede di edificazione esiste un cantiere con attrezzature
idonee per il sollevamento dei materiali (che vengono acquistati
in grossi quantitativi conseguendo le cosiddette economie di scala)
nonché il coordinamento e lorganizzazione della manodopera
e dei fattori produttivi che consente di razionalizzare il lavoro,
quando si opera in una sola unità immobiliare il costo
degli interventi aumenta notevolmente per i piccoli quantitativi
di materiali che sono necessari, per le complicazioni che sorgono
per gli approvigionamenti, la salita e la discesa dei materiali,
la necessità di coordinamento fra diversi specialisti (
idraulici, elettricisti, falegnami, pavimentisti, ecc.) e per
tutte le irrazionalità che un piccolo intervento comporta
rispetto ad un cantiere che ha per oggetto la costruzione di un
edificio di normale consistenza, cioè di 10.000-15.000
mc.
A ciò consegue che il costo delle opere di adeguamento
e di manutenzione straordinaria è per lo meno del 50% superiore
a quello che verrebbe sopportato per le stesse opere in sede di
iniziale costruzione di un edificio e che si reperisce nei listini
dei prezzi delle opere edili e nelle pubblicazioni specializzate.
Si aggiungano poi il costo dei professionisti, la necessità
di istituire pur sempre le pratiche comunali di autorizzazione,
ecc. per cui non si è lontani dal vero se si sostiene che
il costo economico-tecnico di tali interventi di adeguamento (comprendendo
cioè interessi passivi e profitti) può raggiungere
livelli anche del 60-70% superiori rispetto ai costi di normale
costruzione degli edifici.
Le opere che possono
essere oggetto di rifacimento o di adeguamento sono quelle prima
elencate le quali incidono - rispetto al costo totale di costruzione
di un edificio (residenziale) - nella misura del 30-35%, secondo
le percentuali calcolate dal Collegio degli Ingegneri e dalle
pubblicazioni specializzate in materia . Il che equivale a sostenere
che ogni "n" anni il proprietario dovrà sostenere
un costo pari a 0.30-0.35 x 1.60-1.70 = ca. il 50% del costo di
costruzione corrente che sarebbe necessario per erigere il fabbricato.
E poiché gli "n" anni possono essere 40 o 50
al massimo, il proprietario dovrebbe accantonare annualmente una
rata di reddito per far fronte a tale necessità. La rata
dovrebbe essere pari a quella necessaria per costituire in "n"
(= 40-50) anni il capitale necessario per procedere alla manutenzione
straordinaria- adeguamento.
Allorchè quindi
in sede di stima a reddito si parla di accantonamento per quota
di perpetuità si dovrebbe fare riferimento non già
al classico 0.50 ,1% del reddito annuo lordo che la letteratura
più accreditata in materia estimale considera per la voce
e per il titolo in esame, bensì la più elevata rata
di costituzione del capitale necessario per procedere alladeguamento
in parola. Tale rata dipende evidentemente dal tasso di rendimento
dei capitali mobiliari del momento considerato.
Se il rendimento è elevato e la rata quindi potrà
essere accantonata ad un saggio elevato, questultima sarà
di entità molto inferiore rispetto allipotesi in
cui il saggio di rendimento è invece contenuto.
Ad esempio se il saggio
di rendimento del capitale mobiliare è del 7% annuo la
rata da accantonare per poter effettuare i lavori di ristrutturazione
ogni 50 anni è di £. 2.459 per milione di spesa prevista
; se il tasso di rendimento è invece del 5% la rata è
di £. 4.776 per milione di spesa come sopra.
Volendo accantonare la rata al saggio netto di rendimento degli
immobili (2-3%) la stessa ascenderebbe a circa £. 10.000
per milione.
Il costo attualmente necessario per eseguire le manutenzioni in
argomento è di ca. £/mq. 600.000-700.000 e quindi
per un appartamento di mq. 100, con reddito annuo di £.
10.000.000 (£/mq. 100.000), la rata annua da accantonare
dovrebbe essere dellordine di £. 160.000 con tasso
del 7%, di £. 310.000 con tasso del 5%, di £. 670.000
con il tasso di rendimento degli immobili.
Come si vede si tratta di importi non trascurabili, comunque superiori allo 0.50-1% del reddito annuo lordo che la dottrina prevalente considera e che comprende anche la quota di perpetuità della struttura, qui non calcolata. Di contro è altresì vero che la percentuale considerata per costi di manutenzione e conservazione è piuttosto elevata, dellordine del 4-5% del reddito annuo lordo, che in realtà non viene quasi mai raggiunta.
LA VALUTAZIUONE DEL DEGRADO PER OBSOLESCENZA
Un metodo - equivalente a quello dianzi esposto dal punto di vista finanziario - per valutare lincidenza del fenomeno illustrato sul valore degli immobili, considera in deduzione dal valore del cespite una somma pari a quanto dovrà essere speso per manutenzioni straordinarie ed adeguamenti anticipata allattualità per il tempo intercorrente fra il momento della contrattazione ed il momento in cui si renderà necessario procedere al restauro.
Ad esempio se si ipotizza che un appartamento ad abitazione sia abbisognevole di adeguamento ogni 50 anni, se lo stesso appartamento viene contrattato al 20° anno di vita, il valore dello stesso sarà pari al valore dellappartamento a nuovo dedotta la vetustà fisica delle strutture calcolata con la formula di cui in premessa e con lulteriore deduzione per lobsolescenza funzionale pari al capitale che sarà necessario per ripristinarne la funzionalità al 50° anno anticipato allattualità e quindi scontato di 30 anni, al saggio corrente per capitali mobiliari.
ESEMPIO : viene alienato
un appartamento residenziale avente età di 25 anni, essendo
noto che nella zona gli appartamenti nuovi hanno valore corrente
di £/mq. 3.000.000 con incidenza di area del 30%.
Il costo del restauro, da attuarsi al 50° anno, è -
oggi - di £/mq. 800.000. Tale dato di costo viene assunto
senza previsione di incrementi per inflazione in ossequio al principio
estimale della "permanenza delle condizioni".
Pertanto si ha :
valore corrente £/mq. 3.000.000
a dedurre incidenza area 30% £/mq. 900.000
opere soggette ad obsolescenza e vetustà £/mq. 2.100.000
Deduzione per vetustà fisica (vita probabile del cespite
ogni 100 anni)
D = (25+20) x (25+20) : 140 - 2,86 = 11.60%
£/mq. 2.100.000 x (100 - 11.60) = £/mq. 1.856.400
Deduzione per obsolescenza funzionale.
Si prevede che al 50° anno debbano essere eseguite opere
del costo economico-tecnico di £/mq. 800.000 (r = 0.05).
£/mq. 800.000 x 1/(1+r)exp.25 = £/mq. 236.240(-)
Area £/mq. 900.000
valore unitario attuale dellappartamento ridotto per vetustà
ed obsolescenza £/mq. 2.520.160
Da quanto premesso discende immediatamente che lobsolescenza funzionale è di diverso importo in relazione alla destinazione dellimmobile considerato.
In genere un immobile industriale resisterà una maggiore vetustà fisica ed una obsolescenza funzionale diversa rispetto al fabbricato residenziale e così un albergo potrà avere un superamento funzionale più rapido di quanto non possa accadere per unabitazione.
I centri commerciali poi fanno storia a sé stante perché sembra provato che dopo 15 anni abbiano un declino e conseguentemente non sia più conveniente proseguire nella gestione del punto di vendita.
Quanto si è venuto
sin qui esponendo trova indiretta conferma nella consultazione
dei listini dei prezzi degli edifici riportati dalle mercuriali
nelle quali sono separatamente indicati i valori dei fabbricati
nuovi o ristrutturati (massimo 10 anni) , quelli di fabbricati
recenti (massimo 30 anni) e quelli dei fabbricati vecchi di oltre
30 anni.
Per altro aspetto è incontrovertibile che un appartamento
"restaurato" o rinnovato nelle finiture e negli impianti,
assume un valore non molto discosto da quello di un assimilabile
appartamento nuovo, tanto è vero che nellindicazione
dei listini che recano i prezzi degli immobili le entità
nuove sono accomunate con quelle restaurate.
Si deve allora presumere che i lavori di rinnovo dellappartamento
vadano a colmare il degrado che lunità ha registrato
per lintervenuta absolescenza (relativa alle finiture ed
impianti) e contemporaneamente ne determinino il miglioramento.
Dunque il nuovo costo
che si sostiene per lesecuzione dei lavori di restauro in
parte può considerarsi destinato ad annullare il degrado
per obsolescenza, in parte costituisce un vero e proprio nuovo
investimento.
Il totale investimento, dedotto il valore dei materiali che vengono
sostituiti ed - in parte - i maggiori costi peculiari delle piccole
spese, va ad incrementare il valore dellimmobile.
In pratica si può considerare che l80% del costo
del restauro vada ad incrementare il valore residuo che il cespite
ha assunto (prima dei lavori) in funzione del deprezzamento per
vetustà ed obsolescenza.
LA FORMULA RISOLUTIVA
Con plurimi tentativi
si è potuto accertare che la curva dellanticipazione
della spesa di rinnovo è prossima (ma a tassi variabili
dal 3 al 6%) a quella della funzione
D = (A+20) x (A+20) : 140 - 2,86
in cui A è pari alla percentuale delletà delle
opere di finitura supposto che la relativa vita utile sia di 50
anni.
Volendo rappresentare con unico prospetto la funzione vetustà+obsolescenza
si potrebbe allora :
· calcolare il deprezzamento per vetustà con la
formula prima indicata solo sul 65% del costo di costruzione,
assunta in 100 anni la vita utile delledificio ;
· calcolare il deprezzamento per obsolescenza con la stessa
formula sul 35% del costo di costruzione, assunto in 50 anni la
vita utile degli impianti e finiture.
Indicando con :
CC il costo di costruzione e relativi oneri accessori,
N gli anni di vita del fabbricato,
K il deprezzamento per vetustà ed obsolescenza (in percentuale
rispetto al CC),
si ha :
K = CC x 0.65 x (100N/100+20)exp.2 : 140 - 2,86 + CC x 0.65 (100N/50+20)exp.2
: 140 - 2,86
La formula è valida sino al limite di età delledificio
di anni 50.
Superata detta soglia si possono determinare due situazioni alternative
:
· la proprietà esegue i lavori di rinnovo (con spesa
pari al 50% del CC) con incremento del valore pari all 80%
dellimporto delle opere e quindi pari al 40% del CC ;
· la proprietà non esegue lavori di rinnovo.
Nel primo caso si registra - come indicato - un incremento di
valore (pari al 40%) e limmobile assume il nuovo valore
V (escluso il valore dellarea) che riprende a deprezzarsi
annualmente per il successivo cinquantennio con la formula
K = V x (100N/50+20)exp.2 : 140 - 2,86
Nel secondo caso, ledificio, avrà un valore che terrà
conto del totale deprezzamento delle finiture ed impianti e registrerà
annualmente il solo degrado per vetustà delle strutture.
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