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22.
SUPERMERCATI, IPERMERCATI
VALUTAZIONE DELLE GRANDI DISTRIBUZIONI


 

E quindi si riesce a stabile di massima quale potrà essere il fatturato della unità di grande distribuzione che si vuole impiantare.
E quindi la convenienza o meno al relativo avvio.

LA STRUTTURA DEI COSTI DELLE AZIENDE COMMERCIALI DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE

Le pubblicazioni specializzate in materia riportano le strutture dei costi delle aziende in argomento che variano (ma non di molto) in relazione alle dimensioni delle aziende ed alla consistenza della superficie di vendita.
Sono contemplati come costi di maggior rilevanza :
· quelli di acquisto delle materie prime e derrate destinate alla rivendita ;
· costi del personale per la preparazione, celofanatura delle merci destinate alla vendita, costi di imballaggi, involucri, ecc. ;
· costi di reclamizzazione ;
· costi di manutenzione, telefonici ecc. ;
· costi relativi all’immobile.
Secondo la più recente letteratura un’azienda commerciale delle grandi distribuzioni può destinare al costo dello spazio, vale a dire al canone locatizio dell’immobile, all’incirca :
· in 2.5% del fatturato delle derrate alimentari (food) ;
· all’incirca il 4% del fatturato dei prodotti non alimentari (non food).
Ove si superassero tali limiti l’azienda dovrebbe ritoccare i prezzi di vendita e quindi potrebbe risultare non più concorrenziale.

I COSTI DI COSTTRUZIONE DELLE UNITA’ DESTINATE ALLA GRANDE DISTRIBUZIONE

Tenuto conto delle caratteristiche delle unità di grande distribuzione e della necessità di spazi a parcheggio, a magazzino di cui si è parlato in precedenza, va rilevato che il costo di costruzione di un edificio destinato alla grande distribuzione non è molto maggiore i quello di un buon capannone industriale dotato di una impiantistica raffinata e di un grado di finitura adeguato per le esigenze del punto di vendita.
Rispetto ai costi di costruzione di un fabbricato industriale propriamente detto dovranno essere apprestati solamente dei pavimenti un po’ ricercati nelle aree di vendita e adeguati alle lavorazioni, nelle aree a magazzino e a lavorazione, delle contro soffittature un idoneo impianto di illuminazione, un idoneo impianto di condizionamento estivo e invernale, strutture di idoneizzazione del complesso per la reclamizzazione, sostituzione dei tamponamenti perimetrali con serramenti a vetrina.
Si tratta come si vede di lavori importanti ma non tali da snaturare completamente la struttura che rimane pur sempre quella di un capannone industriale ben rifinito.
Quindi dal punto vista costi di costruzione non si può sostenere che sussista un divario notevole fra i due tipi di immobili considerati.
Ne segue che se il valore di un’unità di grande distribuzione è più elevato di quello di un capannone industriale analogo ben rifinito, il divario non può che essere attribuito alla diversa valutazione dell’area di sedime e di pertinenza.
In effetti non sono molte le aree destinate ad insediamenti commerciali, ubicate generalmente in prossimità di punti di interscambio (cioè dove l’utente lascia il proprio mezzo per prendere un mezzo pubblico di trasporto) oppure in aree strategicamente importanti dal punto di vista commerciale in relazione alle considerazioni prima svolte.
Per cui le stesse assumono valore decisamente superiore a quello delle aree industriali.

LA VALUTAZIONE DEGLI IMMOBILI DESTINATI ALLA GRANDE DISTRIBUZIONE

Proprio per le radicali differenze esistenti fra i vari punti in cui sono ubicati gli immobili e per la connessione strettissima intercorrente fra ubicazione, fatturato e canoni locatizi conseguibili, è assolutamente preclusa la possibilità di valutare gli immobili destinati alla grande distribuzione con il procedimento sintetico-comparativo e ciò perché nessun immobile può considerarsi comparabile ad un altro immobile ancorché avente consistenza analoga in quanto il ruolo dell’ubicazione per gli esercizi in argomento è di fondamentale rilevanza ed ogni immobile come ben noto ha un suo monopolio di posizione irripetibile.
La valutazione potrà quindi essere eseguita solamente con il procedimento in base alla capitalizzazione del reddito : stabilito quale è (o potrebbe essere) il fatturato in termine di food e non food applicando le percentuali anzidette del 2.5% e del 4% si può determinare il canone massimo sopportabile dall’azienda commerciale per l’acquisizione dello spazio cioè dell’immobile.
A questo punto sarà sufficiente capitalizzare il reddito lodo ritraibile dal compendio per ottenere il relativo valore.
Il saggio di capitalizzazione da applicare poiché le aziende commerciali operanti nel settore della grande distribuzione devono spostarsi dopo quindici - venti - venticinque anni di attività perché è provato che si determina una disaffezione nell’utenza e sarà quindi necessario procedere alla riconversione dell’immobile ad altre attività occorre tener conto di quanto sopra aumentando il saggio di capitalizzazione.
Supposto :
· che l’azienda di grande distribuzione possa permanere nell’unità un ventennio,
· che successivamente l’unità possa essere locata ad un canone inferiore, previa riconversione, pari al 6% del suo valore attuale e supposta la permanenza delle condizioni ;
· detto C il canone che potrà essere corrisposto dall’azienda di grande distribuzione ;
· detto C1 il canone normale pari al 6% di V ;
· V il valore dell’immobile
dovrà essere :
C x Q20 - 1 : X x Q20 = C1 x 1.0680 - 1 : 006 x 1.0680 x 1.0620
da cui si ricava che
X = 7.25%
Capitalizzando dunque al saggio del 7.25% il canone come sopra determinato si ottiene il valore dell’immobile.
Il valore reperito non può avere una stima di riscontro perché la stima sintetico-comparativa non è attendibile per le motivazioni prima esposte, la valutazione in base al costo di riproduzione (vetustato o non) può avere una sua validità solo se si conosce esattamente il costo dell’area.
Pertanto il metodo illustrato rimane l’unico applicabile nelle fattispecie considerate.


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