Le interdipendenze fra il vincolo preordinato all'espropriazione e l'indennità espropriativa

LE INTERDIPENDENZE FRA IL VINCOLO PREORDINATO ALL'ESPROPRIAZIONE E L’INDENNITÀ ESPROPRIATIVA

Accade sovente che l'epoca in cui viene apposto il vincolo preordinato all'espropriazione si discosti notevolmente dal momento in cui viene emanato il decreto di esproprio, per cui nel frattempo sono sensibilmente mutate le condizioni intrinseche ed estrinseche del suolo espropriato e tutte le caratteristiche e le circostanze che hanno rilevanza ai fini del computo dell'indennità espropriativa.
Si deve ricordare in proposito che gli articoli 32 e 37 del Testo Unico sulle Espropriazione (D.P.R 327/01) impongono che l'indennità di espropriazione sia computata con riferimento alla data di emanazione del decreto di esproprio, il che può ingenerare confusione ed incertezze in ordine alla considerazione della situazione giuridica del bene espropriato che può essere mutata fra il momento in cui venne imposto il vincolo preordinato all'espropriazione e quello di emanazione del decreto di esproprio.

È opportuno ricordare che il vincolo preordinato all'espropriazione viene apposto a seguito di conferenza dei servizi oppure di accordo di programma o comunque quando viene approvato il progetto dell'opera pubblica che dà luogo all'espropriazione.
La normativa urbanistica regionale di più recente emanazione in molte Regioni d'Italia è improntata all'adozione di nuovi strumenti (che vanno via via sostituendo i precedenti piani regolatori), che possiedono la caratteristica di avere validità limitata di rilevante parte della relativa disciplina (ad esempio per i P.G.T. della Lombardia i documenti di piano) che di solito viene limitata a cinque anni.
Comunque la circostanza che ha rilevanza nella fattispecie che qui interessa riguarda l'avvenuto superamento dei PRG in precedenza vigenti, per cui è frequentemente accaduto che il vincolo preordinato all'espropriazione sia stato apposto su terreni disciplinati da strumenti urbanistici successivamente superati e modificati da “piani” più recenti (aventi diverse denominazioni) nella maggior parte dei casi redatti in relazione e in considerazione delle esigenze dell'opera pubblica che dà luogo all'espropriazione, delle sue caratteristiche, delle destinazioni urbanistiche più confacenti da adottarsi nel relativo intorno territoriale.
Di guisa che un terreno che per ipotesi era edificabile secondo il pregresso PRG, a seguito del vincolo preordinato all'espropriazione può essere destinato all'inedificabilità o comunque ad una destinazione che rende il cespite economicamente meno apprezzabile, proprio in funzione del vincolo preordinato all'espropriazione ed agli impegni assunti dal Comune (ente territorialmente competente all’emanazione di strumenti urbanistici) nel caso di opere pubbliche strategiche ovvero di interesse intercomunale o interprovinciale o interregionale, in sede di accordo di programma ovvero di conferenza dei servizi.
Si deve ricordare in proposito che nella conferenza dei servizi e negli accordi di programma i comuni si impegnano ad adeguare i redigendi strumenti urbanistici in funzione delle caratteristiche e delle necessità/ opportunità connesse all'esercizio ed utilizzo dell'opera pubblica stessa.
In relazione allo scenario prima rappresentato, non è infrequente il caso in cui terreni edificabili prima della apposizione del vincolo preordinato all'espropriazione, divengano invece o totalmente inedificabili ovvero soggetti ad una destinazione urbanistica che ne deprime il valore.
Poiché la valutazione deve essere eseguita al momento della emanazione del decreto di esproprio (che potrebbe essere successivo alla adozione/ approvazione del nuovo strumento urbanistico sostitutivo del precedente ormai superato ed annullato), si pone il problema della assunzione ai fini indennitari della destinazione urbanistica da porre a base della stima del cespite espropriando (ovvero, in caso di già avvenuta emanazione del decreto di esproprio, del cespite espropriato).
Secondo costante giurisprudenza del Consiglio di Stato e della Cassazione (vedansi sentenze Consiglio di Stato sezione IV 28/11/2016 n.5003 ;i 24 08 2016 n. 3684; 24/3/2016 n. 1212; 11/12/2014 n. 6080 ; cassazione civile sezione I 19/10/2016 n.21 186 ) nella valutazione occorre aver riguardo alla destinazione urbanistica esistente al momento della apposizione del vincolo preordinato all'espropriazione e ciò in quanto le varianti alla disciplina urbanistica (di solito peggiorative) introdotte dai successivi strumenti urbanistici possono considerarsi conseguenze negative connesse alla allocazione dell'opera pubblica di cui l'articolo 32 del testo unico espropri dispone si debba tener conto.
Ogni diversa opinione in proposito urterebbe contro il principio della equità dell'entità della indennità espropriativa poiché verrebbe esclusa una parte del danno che l'opera pubblica arreca al proprietario del terreno ablato ed anche all'eventuale residuo terreno di sua proprietà non interessato dalla procedura.